Opera di Giorgia Oldano

Artisti e progetti

Giorgia Oldano

Dall’altra parte dello sguardo

ArtistaGiorgia Oldano

C'è un momento, nel disegno naturalistico più autentico, in cui l'osservazione smette di essere descrizione e diventa ascolto.

È il momento in cui la precisione del segno non risponde più soltanto alla necessità di restituire fedelmente una forma, ma si apre alla possibilità di cogliere qualcosa che della forma costituisce l'essenza: un movimento, un'attesa, una tensione, un gesto appena accennato. È in questo spazio sospeso, tra la conoscenza e l'incontro, che si muove il lavoro di Giorgia Oldano.

L'artista ha costruito negli anni un percorso che intreccia rigore tecnico ed esperienza diretta. Dai riconoscimenti internazionali (dal Campionato Italiano di Disegno Naturalistico al premio come International Artist al BBC Wildlife Artist of the Year) ai viaggi in Africa, tra Malawi e Zambia, fino alla collaborazione con la Fondazione Federica Galli, dove insegna incisione calcografica, la sua ricerca si è sviluppata attraverso un rapporto costante con il mondo animale e con le molteplici possibilità della sua rappresentazione.

Eppure, ciò che emerge dalle opere non è tanto la storia di una progressiva conquista della somiglianza, quanto quella di uno sguardo che ha imparato a sostare. A fermarsi abbastanza a lungo da riconoscere nell'animale non soltanto un soggetto da raffigurare, ma una presenza capace di sottrarsi, interrogare e, talvolta, restituire lo sguardo.

La mostra raccoglie gli ultimi anni di questa ricerca, attraversando tre linguaggi, il disegno a matita, il monotipo e la linoleografia, che non vengono ordinati secondo una classificazione tecnica, ma ricondotti a una trama di significati più profonda.

Il percorso si articola attorno a sei modi di abitare la natura: errare, rifugiarsi, intrecciarsi, marciare, riposare, guardare. Sei condizioni che appartengono al mondo animale, ma che, nella loro essenzialità, sembrano raccontare altrettanti modi di attraversare l'esistenza umana.

È proprio in questo slittamento che si manifesta uno degli aspetti più significativi del lavoro di Oldano. La specie non scompare, né perde la propria specificità naturalistica; al contrario, è proprio attraverso l'accuratezza della sua rappresentazione che diventa possibile riconoscere una dimensione ulteriore. Il comportamento animale non viene semplicemente umanizzato, ma si offre come uno specchio nel quale ritrovare, senza forzature, qualcosa della nostra esperienza.

Il bestiario che ne deriva non è dunque un repertorio di creature, ma una geografia di condizioni dell'esistenza.

L'erranza

La sezione dell'erranza è dedicata al movimento, alla condizione di chi è sempre in transito e non conosce un approdo definitivo: una presenza rara e quasi leggendaria, il cammino solitario di chi abita il proprio territorio, l'incedere lento e inarrestabile di chi non teme la distanza. Modi diversi di attraversare il mondo, accomunati dallo stesso bisogno di movimento.

Il rifugio

Al movimento segue il bisogno di una sosta: l'animale cerca protezione e il paesaggio diventa un ambiente da abitare, un luogo in cui il corpo si lascia proteggere e appartiene allo spazio che lo accoglie. Il monotipo, tecnica dell'impronta unica e irripetibile, trova qui la sua naturale consonanza: come ogni riparo, anche il segno conserva la singolarità di un evento.

Il groviglio. I legami

Il rifugio, a sua volta, si popola: i corpi si avvicinano, si sovrappongono, si cercano, e lo spazio individuale si trasforma in uno spazio condiviso. Il groviglio è prima di tutto una forma visiva, un intreccio in cui è difficile distinguere dove finisca l'uno e cominci l'altro, ma è anche una condizione affettiva: contatto, peso, appartenenza. Non è soltanto ciò che unisce: è ciò che rende impossibile pensarsi separati.

La marcia. Il rito

Dal legame tra i singoli si passa al movimento collettivo: il gesto ripetuto da molti corpi diventa ritmo, successione, cerimonia. È la ripetizione stessa, la continuità dei gesti, a restituire all'individuo il ritmo di un'appartenenza condivisa che lo precede e lo supera.

La quiete

Dopo il movimento, il silenzio: la rappresentazione rinuncia a ogni tensione narrativa per concentrarsi sulla semplice presenza. Il tempo si dilata, l'animale non è colto nell'atto di compiere qualcosa, è semplicemente presente. La pausa diventa un soggetto autonomo, e il silenzio dell'immagine chiede, in qualche modo, silenzio a chi guarda.

Il volo e lo sguardo

L'ultima sezione introduce una soglia differente, quella dell'altezza e della reciprocità dello sguardo: il movimento si solleva in verticale, lo sguardo del predatore introduce una tensione silenziosa e attenta, capace di cogliere anche il dettaglio più piccolo.

Per un istante la relazione si inverte: chi guarda può essere guardato, tornando così al punto in cui l'osservazione diventa ascolto.

Ciò che lega questi sei momenti, al di là delle differenze tecniche, è una sensibilità che si sottrae alla tradizione del bestiario inteso come semplice repertorio di forme animali.

Oldano non costruisce una classificazione delle specie, né cerca di trasformare ogni creatura in un simbolo dal significato univoco. La sua ricerca procede piuttosto per analogie, corrispondenze e risonanze.

Il mondo animale conserva la propria irriducibile alterità, ma proprio attraverso questa distanza diventa possibile riconoscere gesti e condizioni che appartengono anche all'esperienza umana.

Errare, cercare riparo, intrecciare legami, partecipare a un movimento collettivo, concedersi una pausa, osservare ed essere osservati: il percorso della mostra restituisce queste esperienze senza ricondurle a una narrazione rigidamente consequenziale.

Sono atteggiamenti che si alternano, ritornano, si sovrappongono. Non costituiscono le tappe obbligate di un cammino, ma le possibilità attraverso cui ogni esistenza prende forma.

In questa prospettiva si comprende anche il ruolo della letteratura, che attraversa l'immaginario dell'artista e ne alimenta la capacità di riconoscere nella natura una materia narrativa. I grandi racconti nei quali il mondo animale diventa metafora dell'esistenza non offrono a Oldano un repertorio di immagini da illustrare, ma una sensibilità attraverso cui interrogare ciò che osserva.

Il disegno, il monotipo e la linoleografia partecipano a questa ricerca secondo modalità differenti. La matita permette di avvicinarsi alla complessità della forma attraverso la progressiva costruzione del segno; il monotipo introduce l'unicità e l'imprevedibilità dell'impressione; la linoleografia affida alla materia incisa e al contrasto tra pieni e vuoti una particolare intensità espressiva.

Sono linguaggi distinti, ma non separati. Ciascuno restituisce una diversa possibilità dell'incontro tra l'artista e il soggetto.

La Finestreria diventa così, per qualche settimana, un'estensione della Tana, il laboratorio che Oldano ha aperto nel cuore della Stadera, a Milano. Un luogo nel quale la pratica artistica conserva la dimensione concreta del lavoro, del tempo trascorso davanti alla carta, della ricerca paziente di un segno capace di trattenere qualcosa dell'esperienza.

Ogni opera, che nasca dal tratto di una matita, dall'impressione irripetibile di un monotipo o dalla materia incisa del linoleum, sembra raccontare la stessa storia, sussurrata in lingue diverse.

Un racconto nel quale il selvatico non viene addomesticato dallo sguardo umano, ma continua a interrogarlo, ricordandogli che osservare significa anche riconoscere la presenza di un altro.

E che, forse, soltanto quando smettiamo di considerare il mondo come qualcosa che esiste esclusivamente davanti ai nostri occhi possiamo accorgerci di esserne, a nostra volta, parte.

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